LE SCELTE DI ISY Anteprima dell'Intervista a Isabella Zilio, realizzata di Isabella Mignani. Il testo integrale con gli scatti realizzati in esclusiva da Fiorenzo Galbiati, su Pallavolo Supervolley di Maggio 2005
Isabella Zilio ha saputo rischiare sulla sua pelle, prendersi delle responsabilità, cambiare ruolo per avere una chance anche in serie A. Oggi è titolare in A1, nel giro della nazionale e Vicenza l'ha messo al centro di un progetto di comunicazione. Isy Zilio ha preso la prima stangata della sua carriera questa primavera, quando Marco Bonitta ha diramato le elenco delle 18 per il Grand Prix. Alla voce liberi, il suo nome non c'era,sostituito da quello di Chiara Arcangeli e Maurizia Borri. Giorni duri per lei, che fino a quel momento aveva sperato nella possibilità di vestirsi di nuovo d'azzurro e di ritrovare, questa estate, un gruppo che non esita un attimo a definire splendido. Giorni duri per chi, come lei, ha avuto una carriera dove la parola gavetta non esiste, dove il posto è sempre stato in campo. Per smentire questa affermazione Isabella va a pescare il luogo del primo e fatale incontro con la pallavolo, dove l'amore sbocciò. «Avevo cinque anni e come tante sorelle più piccole seguivo la più grande in qualunque cosa facesse. Una volta andai in palestra con lei e l'amore è scoppiato subito. In pratica, il volley è stato il mio primo e unico sport, ore di educazione fisica a parte. Poi ho dovuto aspettare quattro lunghi anni prima che potessi incominciare a giocare pure io, in compenso non ho perso un allenamento di mia sorella». Da quel momento tutto è filato liscio, in un processo di crescita tecnico e caratteriale che dalla serie B1, esordio a 14 anni come schiacciatrice, l'ha portata prima alla serie A1 e poi alla maglia azzurra.«Non è tutto così semplice come appare. Di lavoro dietro ce ne è sempre stato molto. Ho passato tutta la mia adolescenza in palestra. Trascorrevo i pomeriggi ad allenarmi, quando sei una giovane le ore di allenamento si moltiplicano. Però non sono mai pesate, la passione era più grande della tentazione di fare le passeggiate in centro con le amiche. Adesso, posso dire tranquillamente che mi alleno con gli stessi sentimenti e la stessa voglia. Sono quel qualcosa di impalpabile che ti fa dare di più. Ogni giorno di più. È chiaro che da quando gioco in serie A un cambio mentale c'è stato. Oltre alla passione, devi metterci la professionalità, ma non lo puoi fare solo per il lato economico. Sarebbe una vita durissima e noiosa, ma questo è un discorso che vale per qualsiasi lavoro». |