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HRISTO SI E' FERMATO A PIACENZA |
Anteprima dell'Intervista a Hristo Zlatanov realizzata da Fabrizio Rossini Il testo integrale con gli scatti delle nozze, su Pallavolo Supervolley di Giugno 2005
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Hristo Zlatanov, Scena 1.: 1995. Ravenna è in festa: ha vinto il titolo di Junior League a Napoli, battendo quel Milano che non aveva mai sbagliato una partita fino alla finalissima (come ben ha ricordato anche un nostro più recenti “Personaggio”, Gigione Mastrangelo, che giocava in quella squadra). Mentre un giovanissimo Bovolenta salta per il campo insieme ai compagni, un signore corpulento chiama a bordo campo uno dei ragazzoni sconfitti. Il signore si chiama Dimitar Zlatanov, è un ex campionissimo del volley bulgaro e poi, da straniero, di quello italiano. Non è uno a cui vorreste suonare il clacson, in coda al semaforo, per paura che scenda e vi smonta l'auto a sberle: è arrabbiato, perché quella squadra l'allena lui e ha fallito l'obiettivo più importante. Il ragazzone guarda per terra. Il ragazzone è suo figlio. Ha chiuso col 30 per cento in attacco le alzate di Paolo Torre, anche se molti dei presenti sono lì a vedere lui e spenderebbero follie per prenderlo. Come opposto, dicono tutti in coro. Ma papà lo vuole schiacciatore. Intanto Stefano Recine, da poco tempo diesse di Milano, in un altro angolo ripete più o meno la stessa scena con un giovane giornalista: «Chiedi quello che vuoi a Hristo, ma piantatela con questa storia della nazionale italiana. Ha già troppe pressioni dalla Bulgaria». Il giovane giornalista pensa che, se vuole far carriera in quel mondo, deve fare le domande che gli dicono di non fare. Quindi, non appena la ramanzina di famiglia, è terminata, ferma il ragazzone e formula il quesito: «Zlatanov, ti piacerebbe giocare in azzurro?». Hristo sa che in Bulgaria leggono ogni sua dichiarazione. Risponde diplomaticamente: «Vorrei poter giocare per entrambe le squadre: la Bulgaria dove sono nato, l'Italia dove sono cresciuto». Hristo Zlatanov, Scena 2. La macchina è parcheggiata sul passo carraio, a Milano, sotto casa Grasso. Dentro l'auto, Hristo parla con uno dei suoi cellulari. Aspetta Chiara, Chiara Grasso, appunto, l'eterna fidanzata. Hanno deciso che entro due giorni non lo sarà più: si sposano il 29 maggio. «Davvero ti risposi così? - chiede attonito al giornalista, che nel frattempo, nonostante sianopassati 10 anni, ha continuato a fare domande che gli dicono di non fare, anche al telefono. - Adesso le cose non sono cambiate, da quegli anni del giovanile, sono cresciuto molto. Oggi non potrei mai dire o fare una cosa del genere, pensare a una doppia partecipazione, e non solo perché non si può a termini di regolamento. Per rispetto, per correttezza, e sono un professionista. Sono bulgaro, ma alla fine italiano a tutti gli effetti. La crescita della mia mentalità è avvenuta qui. Capisco il pensiero di allora, ma ora da uomo maturo non è più giusto. Sono azzurro. Lo spirito è bellissimo, in nazionale, e andare in giro con quella maglia è davvero prestigioso. So che devo darmi da fare, se voglio spazio. Per ora ho una vittoria che conservo con tanto affetto, la prima, la World League a Mar del Plata. Ho ancora in mente il film degli ultimi palloni, con Giangio che salta a chiudere un rigore e i cubani che si fermano ad aspettare, ma la palla, per troppa foga, finisce in rete. E due palloni dopo, la parallela da posto 2 di Rosalba che ci dà l'oro. Fantastico. Una partita vinta, persa e poi rivinta. Mi resta un sogno grande: partecipare a un'Olimpiade. Ma è l'allenatore che decide. Io devo pensare solo a ricevere bene e buttare già la palla». | |
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